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Nuovo grido d’allarme dal Pubblico impiego

Lavoratori e sindacati riuniti all’ex mercato in vista della manifestazione di Roma
Contestano il Governo e chiedono il rinnovo di un contratto scaduto da sei anni
 
Nuovo grido d’allarme dal Pubblico impiego
 
NUORO - Il mondo del pubblico impiego nuorese si è riunito ieri mattina nella sala convegni dell'ex Mercato civico di piazza Mameli per un'assemblea convocata per la prima volta insieme dalle federazioni di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda nell'ambito della mobilitazione nazionale che avrà un suo momento forte oggi a Roma con il raduno di piazza dei lavoratori di tutti i servizi pubblici del Paese, insieme per chiedere al governo, dopo sei anni di attesa e due rinnovi persi, un contratto vero per oltre 3 milioni di lavoratori pubblici.
Con lo slogan "Pubblico6Tu -ContrattoSubito", oltre 20 sigle in rappresentanza di scuola, sanità, funzioni centrali, servizi pubblici locali, sicurezza e soccorso, università, ricerca, afam e privato sociale, manifesteranno per mandare un messaggio al Governo: se davvero vuol cambiare il paese non può lasciare i settori e servizi pubblici a un destino di abbandono.
Scuola, salute, conoscenza, sicurezza, prevenzione, welfare, integrazione, sostegno alle persone e alle imprese: servono investimenti in ricerca, innovazione e competenze per rimettere in moto la più grande azienda del paese.
In rappresentanza dei sindacati del Pubblico impiego sono intervenuti Luciano Boi della Cisl e Sandro Fronteddu della Cgil, mentre per il settore scuola si sono alternati M.Luisa Ariu della Cisl, Antonella Cidda della Cgil, Graziano Boi (Snals) e Gianfranco Meloni (Gilda).
Nel corso dell'incontro è stato ribadito più volte che solo attraverso il contratto, e non con le imposizioni legislative, si produce il vero cambiamento, liberando dai vincoli la contrattazione decentrata, la sola via per migliorare l'organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi pubblici, nell'interesse generale di lavoratori e cittadini.
I sindacati hanno puntato il dito contro l'aumento "mancia" di circa 7€ al mese previsto da una legge di Stabilità che per i lavoratori pubblici opera scelte sbagliate, così come i provvedimenti del governo sulla scuola e sulla Pubblica amministrazione: tante norme e poca attenzione al lavoro di chi ogni giorno, con impegno e fatica, è in prima linea per dare un buon servizio alle comunità.
I dipendenti pubblici chiedono un contratto vero, che per essere tale deve poter contare su risorse adeguate.
Certamente non lo sono quelle stanziate nella legge di stabilità già votata dal Senato e ora in discussione alla Camera: non è assolutamente accettabile l'idea di un contratto che assegna a ogni lavoratore un aumento mensile medio pro capite di sette euro lordi, cioè quanto il valore dell'indennità di vacanza contrattuale.
Mentre nella maggior parte dei paesi Ue, dopo gli anni della crisi, lo stipendio dei dipendenti pubblici aumenta, in Italia continua a restare bloccato.
Riguardo al settore scuola la battaglia per la riconquista del contratto nazionale si accompagna al contrasto dell'impianto della legge cosiddetta "Buona scuola".
A cominciare dalle misure lesive della libertà di insegnamento e da quelle che introducono una gestione autoritaria e antidemocratica.
L'immagine mediaticamente positiva con la quale si presentano all'esterno gli interventi legislativi operati contrastano con le valutazioni di chi nella scuola lavora e vede quanto questi in realtà non risolvano nessuno dei veri problemi di cui soffre la scuola.
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