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La scuola è ancora viva grazie agli insegnanti

La scuola è ancora viva grazie agli insegnanti In un editoriale del 2 giugno Sallusti, direttore del "Giornale", si è scagliato contro gli insegnanti etichettati, fin dal titolo, come furbetti in cattedra che meritano la bocciatura. Un'accusa di viltà, rivolta a ottocentomila professionisti ignorando il fatto che, in realtà, da fine febbraio, la maggior parte di loro ha trascorso 12 ore al giorno al computer per non chiudere la scuola, anche quando le scuole erano chiuse. Questa dedizione spontanea degli insegnanti, che non ha guardato orari, contratti, diritti alla disconnessione, privacy e che è andata oltre le gravi carenze di mezzi provocate dalla decennale assenza dello Stato è la vera cifra di fondo del quadrimestre trascorso in "DAD". Dietro lo sproloquio contro i docenti antieroi vi è, piuttosto, il loro grave torto di essere l'unica forza sociale ancora sindacalmente organizzata in un mondo che ha quasi concluso la distruzione dei diritti dei lavoratori. Forse un giorno anche i docenti diventeranno definitivamente niente altro che rider dell'istruzione o baby parker alla mercé del mercato. Quel giorno, per fortuna, non è ancora arrivato e i docenti faranno di tutto perché non arrivi mai... se ne facciano una ragione i nemici della scuola pubblica statale.
Gianfranco Meloni Gilda Sardegna

* * *Gentile Gianfranco, per Sallusti un insegnante vigliacco, scansafatiche, privo di spirito di sacrificio, l'antieroe della pandemia che "per pigrizia o per paura" sta mandando in malora gli esami di maturità 2020, sarebbe l'identikit del docente italiano: quello devoto e coscienzioso invece rappresenterebbe l'eccezione. Un editoriale insultante, un rigurgito di acredine tale da far supporre che in gioventù il giornalista abbia subito un trauma scolastico mai superato. Sallusti mette sotto accusa i docenti infedeli, ma la difficoltà di reperimento dei presidenti di commissione pare si aggiri sul 10%, e interesserebbe solo le regioni più colpite dal Covid, ovvero Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. A fronte di un quadrimestre tra i più difficili della storia della scuola italiana, non si capisce quali altri sacrifici starebbe invocando il direttore in cattedra.La sua severità di giudizio sfocia nella condanna, un punto di vista del tutto soggettivo che dimostra quanto poco conosca della realtà dell'insegnamento. Se la scuola pubblica ancora sopravvive è merito degli insegnanti, categoria sottopagata e sottostimata che ancora crede nella responsabilità dettata dalla propria vocazione.

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