LA TEORIA DEL TUTOR
Dallo scorso anno nelle nostre scuole superiori il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha voluto fortemente introdurre le nuove figure dei tutor e degli orientatori, il cui compito teorico è quello di sostenere un «orientamento scolastico con l’obiettivo di valorizzare i talenti e le inclinazioni di ciascuno, di promuovere il ruolo del merito nel successo formativo, di dare supporto a studenti e famiglie per consentire loro di fare scelte consapevoli per il futuro, nello studio e nel lavoro».
Per realizzare queste nobili finalità, sono previsti moduli di orientamento formativo da almeno 30 ore che, svolgendosi in aggiunta alle 33 ore di educazione civica, erodono un monte ore annuale già aggredito da precedenti “riforme”, come ad esempio quella Gelmini, che avevano ridotto ai minimi termini i percorsi disciplinari.
Tempi nuovi, scuola nuova. Sacrifichiamo le pur traballanti abilità linguistiche e logico-matematiche in cambio di una scuola più “pratica”, che accompagni i giovani nel mondo del lavoro con quanta più concretezza e rapidità possibile.
Nel frattempo, peraltro, continuiamo a misurare le abilità linguistiche e matematiche, come la saturazione dell’ossigeno durante il Covid, in occasione delle annuali prove Invalsi, pure piangendo per la pandemia di asineria che ci affligge.
Siamo poi così sicuri che il lavoro oggi possa fare a meno di quelle abilità intellettuali che stiamo sacrificando? O, comunque, che la società, nel lungo termine, trarrà vantaggio da una vasta platea di occupati o semi-occupati incolti?
Tra qualche anno, sperando che non sia troppo tardi, avremo le risposte. Nel frattempo, tuttavia, sarebbe bene che gli oltre 40mila colleghi tutor comprendano cosa sta prevedendo per il loro futuro l’amministrazione.
Lo scorso anno, per celebrare la partenza del nuovo middle management della scuola azienda, sono stati stanziati per i tutor 150 milioni lordo Stato. Tradotti in cifre pro capite, si trattava mediamente di 4mila €. Ma, come nei supermarket i decimali a 0,99 € servono a creare un’inconscia illusione di occasione, così fanno le cifre lordo Stato, che vanno tradotte in lordo dipendente, dimezzandosi e poi ancora nel netto in busta paga, ri-dimezzanodsi o quasi.
I colleghi tutor quindi, annegati in un mare di lavoro e burocrazia, hanno ricevuto lo scorso anno la bellezza di poco più di un migliaio di euro.
Quest’anno, però, l’amministrazione ha pensato bene di dividere quegli stessi soldi in due tranche: allegato A e allegato B.
I tutor basic edition, per aver fatto lo stesso lavoro dello scorso anno, si dovranno quindi accontentare della metà della vecchia paga.
Ma non devono disperare: possono sempre diventare tutor premium, caricandosi sulla gobba un nuovo POC (progetto operativo complementare). Il bando in questione, per altro, è altamente sfidante, perché, essendo stato pubblicato il 23 aprile, implica anche elevate capacità di compressione dello spazio/tempo da parte dei tutor e delle scuole in cui operano.
Ancora non sappiamo cosa sarà necessario fare tra un anno e se sarà prevista l’evoluzione in tutor platinum, ma confidiamo che il senior managament della nostra scuola azienda troverà le giuste soluzioni.
