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Scuola, precari da assumere dopo la sentenza della Corte Ue: ecco come fare

Si è già messa in moto, alla Gilda Scuola, la macchina legale per ottenere la conversione dei contratti precari in assunzioni a tempo indeterminatoIn Sardegna sono duemila gli insegnanti che potranno vedersi riconoscere il diritto al posto fisso, alla luce della sentenza emessa il 26 novembre scorso dalla Corte di giustizia europea dopo un ricorso depositato a Lussemburgo dalla stessa sigla autonoma, nel 2006. Per la Corte Ue, l‘Italia ha infatti abusato dei contratti a termine e adesso ha l’obbligo rimediare.

I precari dovranno dimostrare intanto di avere i requisiti previsti dalla sentenza, cioè almeno 36 mesi di lavoro nella scuola pubblica. Il resto si snoderà nei Tribunali territoriali del lavoro, dove “attraverso i nostri uffici legali – spiega il coordinatore regionale, Gianfranco Meloni – saranno portate avanti le cause. Sia quelle ex novo che i ricorsi già avviati e per i quali andrà aggiornata la documentazione chiedendo l’applicazione della sentenza europea”.

Tutto ruota intorno al decreto legislativo 368: è datato 2001 e con quel dl il Governo italiano recepì la Direttiva europea 99/70 sui principi generali del lavoro precario. Con un paletto esteso a tutti gli Stati membri: fissare un tetto massimo di assunzioni a termine. Roma scelse i 36 mesi che, però, di fatto, non sono mai stati rispettati. Nella sentenza i giudici di Lussemburgo scrivano di “vincolo disatteso”.

Meloni ha chiaro il quadro delle assunzioni, che è poi la linea della Gilda Scuola nazionale. “La riqualificazione dei contratti – spiega ancora Meloni - andrà fatta a partire dalle 148mila disponibilità di immissioni in ruolo certificate dal governo Renzi con la riforma della “Buona scuola. Quindi la sottolineatura: “Noi non pretendiamo di mungere una vacca senza più latte. Noi sollecitiamo la copertura dei posti vacanti sanando intanto le situazioni pregresse”.

Secondo i calcoli del sindacato autonomo, hanno diritto al posto fisso non solo gli insegnanti inseriti nelle graduatorie a esaurimento, ma anche i docenti abilitati coi Tfa (Tirocinio formativo attivo) e coi Pas (Percorsi speciali).

I tempi delle decisioni non dipendono ovviamente dalla Gilda Scuola, ma dai giudici territoriali. “A livello nazionale – conclude Meloni – abbiamo avviato un ricorso collettivo, già presentato al Tribunale di Roma e col quale chiediamo allo Stato il risarcimento del danno per inadempimento degli obblighi comunitari”. Insomma, una class action sull’istruzione, la prima in Italia, “alla quale si potrà partecipare indipendentemente dalla propria sede di servizio”.

A prendere posizione è anche Maria Domenica Di Patre, la nuorese vicecoordinatrice nazionale e capodelegazione politica: “Siamo in attesa che il Governo vari il decreto col quale saranno stabilite le regole per le immissioni in ruolo dei precari. La Corte di giustizia europea ha dato un mese di tempo, diversamente scatteranno pesanti sensazioni. Noi crediamo che a Roma le vogliano evitare”.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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