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La scuola apri e chiudi, o della diseducazione civica

SenecaL’esempio insegna più delle parole. Lo pensava il filosofo stoico Seneca (longum iter est per praecepta, breve et efficax per exempla), lo sanno anche i docenti di oggi e dovrebbero saperlo i dirigenti, che possono conferire all’ambiente di apprendimento di cui hanno la responsabilità una dimensione “esemplare”, in cui, in particolare, i valori della cittadinanza e del rispetto delle regole siano, anzitutto, vissuti prima ancora che trasmessi.

Da anni diversi interventi legislativi proposti, a più riprese, da diverse maggioranze, hanno, infatti, cercato di rilanciare la scuola come il luogo dove si impara a essere cittadini attivi, consapevoli e critici. Sono stati spesso, purtroppo, interventi maldestri, nebulosi e discontinui, ma ispirati dalla sana idea di promuovere, finalmente, l’educazione civica in un Paese infestato da maleducati civici.

Il recente episodio di una scuola della nostra provincia, assurta agli onori della cronaca per avere anticipato tutte le altre nella interruzione della famigerata e oramai odiata DAD e la ripartenza della didattica in presenza, è apparso, purtroppo, come un modello di diseducazione civica.

È noto, infatti, che in Sardegna viga ancora un’Ordinanza regionale che rinvia, per ragioni di pubblica sicurezza, all’1 febbraio la ripartenza della didattica in presenza alle superiori e che il più recente, tra gli innumerevoli DPCM del Governo, riconosca alle Regioni di poter adottare simili misure più restrittive.

In quella scuola, dove un sabato sera gli insegnanti e, soprattutto, gli studenti hanno scoperto, all’improvviso, di dovere andare in presenza il lunedì mattina, mentre i loro compagni di tutta la città e di tutta l’Isola continuavano la DAD da casa nel rispetto della legge, in cosa è consistito l’esempio? 

Forse, come nella vecchia parodia di Corrado Guzzanti sulla Casa delle Libertà, nello sperimentare che l’Italia, in fondo, è il posto dove ognuno può fare il c. che gli pare?

Questa è la ragione fondamentale che ha spinto il sindacato a intervenire e, successivamente, le autorità (USR, Prefetto) a ristabilire i principi dell’isonomia (la legge è eguale per tutti) interrompendo la fantasiosa fuga nel caos del locale dirigente scolastico.

Così il caso giornalistico della scuola pioniera si è tradotto, in modo un po’ farsesco, in quello della scuola apri e chiudi, come le confezioni di parmigiano del supermercato.

Tutti, in realtà, desideriamo fortemente ritornare in presenza, a cominciare da chi della scuola è protagonista e della DAD è vittima, gli studenti e, con loro, i docenti, che assistono inermi ad uno dei più grandi disastri educativi della storia della scuola pubblica.

La scuola, tuttavia, proprio in quanto ventre materno del cittadino o, per dirla con Calamandrei, in quanto organo costituzionale, non può interpretare se stessa come una libera (e, in questo caso, anarchica) città stato e dovrà ripartire nel rispetto delle regole e della pubblica sicurezza.

La morale della favola, a proposito della pedagogia dell’esempio di Seneca, in questo caso è: “guarda lì, non fare mai così”.

 

Gianfranco Meloni

 

 

 

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